Il Lussemburgo era una di quelle destinazioni europee che da tempo ci incuriosivano, forse anche perché, rispetto ad altri Paesi, se ne parla relativamente poco.
Un piccolo Granducato nel cuore dell’Europa, stretto tra Belgio, Francia e Germania, che sulla carta sembrava racchiudere in pochi chilometri città storiche, castelli, borghi e paesaggi naturali.
Così abbiamo deciso di dedicare una settimana al nostro Lussemburgo on the road, costruendo un itinerario che ci permettesse di conoscere non soltanto la capitale, ma anche alcune delle località più conosciute del Paese.
Siamo partiti da Udine il 23 agosto e, durante la settimana, abbiamo soggiornato in due località differenti: prima Esch-sur-Alzette e, successivamente, Lorentzweiler. La scelta di cambiare base fu dettata soprattutto dalla disponibilità degli alloggi, perché la prima sistemazione non era disponibile per l’intero soggiorno.
Da queste due basi abbiamo poi esplorato il Paese, alternando l’automobile ai trasporti pubblici.
Nella fase di pianificazione del viaggio, avevamo letto descrizioni entusiaste di molti luoghi e li abbiamo inseriti nell’itinerario.
Echternach veniva raccontata attraverso il suo passato e la sua piazza del mercato; il Mullerthal, conosciuto come la “Piccola Svizzera Lussemburghese”, prometteva boschi, formazioni rocciose e sentieri, mentre Vianden rappresentava una delle tappe che attendevamo con maggiore curiosità.
Il programma che avevamo preparato rifletteva inevitabilmente quelle aspettative.
Una volta sul posto, però, il viaggio si è rivelato un po’ diverso da quello che avevamo immaginato.
Alcuni luoghi ci sono piaciuti molto, soprattutto i castelli di Vianden, Beaufort e Bourscheid, mentre altri, pur essendo piacevoli, ci hanno lasciato una sensazione più tiepida.
Anche il maltempo ha modificato parte dei nostri programmi, soprattutto nel Mullerthal, impedendoci di conoscere questa regione attraverso ciò che maggiormente la caratterizza: i suoi sentieri.
Il sito turistico ufficiale indica infatti proprio l’escursionismo tra i modi principali per scoprire il territorio e il Mullerthal Trail si sviluppa per oltre cento chilometri.
Per questo motivo, quello che segue non vuole essere né una celebrazione del Lussemburgo né una sua bocciatura, ma semplicemente il racconto del viaggio che abbiamo fatto, con ciò che ci ha sorpreso, ciò che ci è piaciuto e anche quello che, rispetto alle aspettative, ci ha convinto meno.
E c’è stata persino una sorpresa finale, fuori dai confini del Granducato: l’ultimo giorno siamo arrivati fino a Cochem, in Germania, sulle rive della Mosella.
Quella che doveva essere una semplice escursione, prima del rientro, si è trasformata in una delle giornate più belle dell’intero viaggio.

Come ci siamo spostati in Lussemburgo
Nonostante il nostro fosse un viaggio on the road, durante i giorni dedicati a Lussemburgo città, abbiamo lasciato completamente ferma l’auto.
La nostra prima base, Esch-sur-Alzette, per la vicinanza della location alla stazione, ci ha consentito di utilizzare esclusivamente i mezzi pubblici.
Il collegamento ferroviario con la capitale si è rivelato particolarmente comodo: durante il nostro soggiorno, i treni erano frequenti e impiegavano circa 25 minuti per raggiungere Lussemburgo città.
Una scelta che rifaremmo senza esitazioni, anche perché il Lussemburgo ha una caratteristica piuttosto particolare: i trasporti pubblici sono gratuiti su tutto il territorio nazionale.
Non occorre acquistare un biglietto per utilizzare autobus, tram e treni in seconda classe.

La prima classe ferroviaria rimane invece a pagamento.
Noi abbiamo sempre viaggiato in seconda classe e, almeno sui treni che abbiamo utilizzato, dobbiamo ammettere di non aver notato differenze tali da farci sentire la necessità di scegliere la prima.
I treni erano tutti nuovi e poco affollati con comode sedute.
Per visitare la capitale, quindi, lasciare l’auto presso il nostro alloggio e utilizzare treni e autobus si è rivelata la soluzione più semplice, evitandoci preoccupazioni per traffico e parcheggio e consentendoci spostamenti liberi all’interno della città.
Quando, invece, abbiamo iniziato a esplorare le altre zone del Paese — Echternach, Mullerthal e, soprattutto, i castelli e le località del nord — l’automobile è tornata a essere il nostro principale mezzo di trasporto, fornendoci la chance di modificare il programma con nuove tappe anche all’ultimo momento, come è accaduto con Bourscheid.
Guidare in Lussemburgo si è rivelato molto semplice.
Abbiamo trovato strade in ottime condizioni e automobilisti generalmente molto rispettosi della segnaletica e delle regole di circolazione.
Il traffico è stato generalmente scarso e gli spostamenti tra le diverse località non ci hanno creato particolari difficoltà.
Nella città di Lussemburgo abbiamo notato una circolazione non particolarmente intensa, ma avendo visitato il Paese nel mese di agosto, non sappiamo se fosse correlata al periodo di vacanza.
Un’impressione che ci ha accompagnati durante tutto il viaggio è stata quella di un Paese molto pulito e curato, non soltanto nella capitale, ma anche nei piccoli centri e lungo le strade.
Come accade anche in altre zone d’Europa, lungo alcune strade, avevamo notato come fossero decorati i viali non solo per le numerose aiuole, ma anche per la presenza di colorati fiori sui lampioni stradali.
Mentre ci chiedevamo come questi fiori disposti così in alto sui lampioni potessero restare sempre floridi, la nostra attenzione fu concentrata proprio dal sopraggiungere dagli addetti alla manutenzione del verde, che cominciarono ad impegnarsi con scale e pompe per annaffiarli, lampione dietro lampione, uno per uno, con una piccola autobotte.
Che fantastica organizzazione e rispetto per il verde!
È un dettaglio apparentemente insignificante, ma racconta bene la sensazione che abbiamo avuto attraversando il Paese: la cura degli spazi pubblici non si limitava solo alle zone turistiche più frequentate, ma era evidente anche nei centri più piccoli.
Anche parcheggiare si è rivelato più semplice di quanto potessimo immaginare.
Nei borghi e nei castelli che abbiamo visitato abbiamo trovato facilmente aree di parcheggio dedicate e, rispetto al livello generale dei prezzi del Lussemburgo, il costo della sosta ci è sembrato piuttosto contenuto.
Naturalmente tariffe e modalità possono cambiare nel tempo.
Tra i piccoli aspetti pratici, che abbiamo apprezzato, durante il viaggio, ci sono anche i servizi di bagni pubblici gratuiti e generalmente ben tenuti, sia nella capitale che nelle altre località visitate e la presenza di numerose fontanelle potabili.
Sono dettagli che possono sembrare secondari, ma quando si trascorre gran parte della giornata in giro rendono sicuramente più piacevole il viaggio.
Per organizzare gli spostamenti con i mezzi pubblici, conviene comunque verificare collegamenti e orari aggiornati sul portale ufficiale.
Una o due basi per visitare il Lussemburgo?
La scelta delle due basi, Esch-sur-Alzette e Lorentzweiler, è stata dettata esclusivamente dalla mancata disponibilità, nella prima casa, per l’intero periodo di cui necessitavamo per la vacanza.
Spostandoci a Lorentzweiler, abbiamo certamente ridotto i tempi necessari per raggiungere alcune località del nord.
In ogni caso, le dimensioni contenute del Lussemburgo permettono, comunque, di raggiungere le diverse zone del Paese, senza affrontare lunghi spostamenti.
Quanto costa un viaggio in Lussemburgo?
Il Lussemburgo ha la fama di essere una destinazione costosa e, almeno in parte, la nostra esperienza lo ha confermato, soprattutto relativamente ai ristoranti e ad alcuni prodotti per la spesa quotidiana.
La situazione ci è sembrata invece diversa per le attrazioni da visitare.
Gli ingressi ai castelli visitati avevano costi sostanzialmente in linea con quelli che incontriamo durante i nostri viaggi in Europa e, in qualche caso, persino più contenuti.
Anche per carburante e gas non abbiamo riscontrato differenze particolarmente significative rispetto all’Italia, mentre in Germania, attraversata durante il viaggio, i costi riscontrati sono stati più elevati.
Si tratta comunque di prezzi molto variabili e legati anche alla situazione internazionale, quindi preferiamo non indicare cifre che potrebbero diventare rapidamente obsolete.
Se soggiornate in appartamento e pensate di fare la spesa, vale la pena tenere presente anche gli orari dei negozi.
Durante il nostro soggiorno, abbiamo notato che la domenica i supermercati e i negozi alimentari tradizionali chiudevano generalmente intorno all’ora di pranzo.
Nel pomeriggio domenicale, abbiamo trovato aperti soprattutto alcuni piccoli alimentari etnici.
Negli altri giorni, invece, i supermercati rimanevano generalmente aperti fino alle 20 circa.
Relativamente alle forme di pagamenti, durante il viaggio, abbiamo utilizzato sempre carta o altri sistemi elettronici, anche per importi di pochi euro.
Non abbiamo, quindi, avuto particolare necessità di utilizzare contanti.
Lingue in Lussemburgo: comunicare è semplice?
Il Lussemburgo è un Paese fortemente multilingue. Il lussemburghese è la lingua nazionale, mentre francese, tedesco e lussemburghese vengono utilizzati, in diversi ambiti della vita pubblica e amministrativa.
Il lussemburghese appartiene alla famiglia delle lingue germaniche, anche se nel corso del tempo ha assorbito numerose influenze francesi.
Durante il viaggio, ci ha incuriosito soprattutto notare come la lingua che sentivamo parlare cambiasse a seconda della zona.
A Lussemburgo città e durante il nostro soggiorno a Esch-sur-Alzette, vicino al confine francese, abbiamo sentito utilizzare molto frequentemente il francese.
Spostandoci invece verso Lorentzweiler, Echternach e altre località più vicine alla Germania, abbiamo avuto l’impressione di incontrare più spesso l’utilizzo del tedesco.
Una delle caratteristiche del Lussemburgo è proprio la facilità con cui lingue diverse convivono e vengono utilizzate anche nella vita quotidiana.
Per un viaggiatore, comunque, comunicare non ci è sembrato particolarmente complicato.
L’inglese è piuttosto diffuso e noi stessi ci siamo mossi, utilizzando un po’ di francese e un po’ di inglese, senza incontrare grandi difficoltà.
Una sorpresa per noi è stata la scoperta di numerosi ristoranti italiani, tra Lussemburgo città e le altre località attraversate, ma davvero moltissimi, considerando la dimensione modesta del Paese.
Lussemburgo città: il punto di partenza del nostro viaggio
Non potevamo iniziare il nostro viaggio in Lussemburgo senza dedicare del tempo alla sua capitale.
Avevamo previsto diverse visite distribuite su due giornate, scelta che ci ha permesso di esplorarla senza fretta.
La prima giornata della nostra visita si è concentrata sulla città alta e sul centro storico.

Abbiamo passeggiato tra Place Guillaume II con la grande fontana e le vie del centro con tantissimi negozi di grandi marche e lungo il Palazzo Granducale.

Non poteva mancare la visita alla Cattedrale di Notre-Dame che si individua da vari punti della città per l’altezza delle sue guglie, spettacolare principalmente per il suo aspetto esteriore.
Poi abbiamo raggiunto la Corniche, la passeggiata che corre lungo le antiche fortificazioni e dalla quale lo sguardo si apre sulla parte bassa della città.
Lussemburgo ci è apparsa fin da subito una città estremamente ordinata e piacevole da percorrere a piedi.
Il centro storico è curato, elegante e conserva diversi edifici interessanti, ma dobbiamo ammettere che ci ha colpito meno di quanto ci aspettassimo.
Dopo aver visitato molte città europee, non abbiamo trovato nel cuore della capitale quell’atmosfera particolare o quell’identità immediatamente riconoscibile che avevamo immaginato.
Sicuramente il centro merita una visita, ma senza grandi aspettative, secondo noi.
Shopping e souvenir a Lussemburgo città
Inoltre, ci ha sorpreso la nostra difficoltà nel trovare souvenir o prodotti che ci sembrassero realmente caratteristici del Lussemburgo.
Nel centro abbiamo incontrato diversi negozi e attività commerciali, ma pochi di quelli dedicati ai ricordi di viaggio; abbiamo riscontrato l’uniformità nei prezzi a differenza di ciò che succede in altre città europee.
Per noi che, durante i viaggi, amiamo curiosare tra negozi e prodotti locali anche semplicemente alla ricerca di un piccolo ricordo da portare a casa, è stato un aspetto abbastanza insolito e siamo tornati con le sole calamiti, che non possono mancare, delle città che visitiamo, da attaccare al nostro frigo.
Informazioni turistiche
Oltre ai tradizionali uffici turistici e infopoint, dove abbiamo trovato anche cartine e materiale in italiano, in alcune zone centrali della città abbiamo notato una modalità di assistenza che ci è sembrata particolarmente interessante.
Erano presenti ragazzi, facilmente riconoscibili dalla maglietta rossa, addetti alle informazioni turistiche, che distribuivano anche cartine della città, diventando di fatto una sorta di piccolo infopoint itinerante per le strade del centro.
Il Grund, la Lussemburgo che ci è piaciuta di più
Scendendo verso la parte bassa della città l’atmosfera cambia completamente.
Il Grund è stato probabilmente l’angolo della città che abbiamo apprezzato maggiormente. Racchiuso nella valle dell’Alzette, con le case raccolte lungo il fiume e le fortificazioni che incombono dall’alto, offre un’immagine molto diversa da quella del centro.

Qui abbiamo finalmente trovato quella componente più caratteristica che avevamo cercato nella città alta.
Vale la pena passeggiare senza fretta lungo le stradine del quartiere e soprattutto osservare il rapporto tra i diversi livelli sui quali è costruita Lussemburgo: dall’alto si guarda verso il Grund, mentre dal basso le mura e gli edifici della città sembrano quasi sovrastarlo.
È proprio questa particolare conformazione, più che un singolo monumento, ad averci lasciato uno dei ricordi migliori della capitale.
Le Casematte del Bock e le fortificazioni
Tra le attrazioni più conosciute di Lussemburgo ci sono naturalmente le Casematte del Bock, l’estesa rete di gallerie sotterranee realizzata all’interno delle antiche fortificazioni.
La visita interna era prevista anche nel nostro programma.
Alla fine, però, abbiamo deciso di rinunciarvi e ci siamo limitati a conoscere la zona esterna delle fortificazioni, anche perché la giornata era molto umida e piovigginava.

Pfaffenthal e l’ascensore panoramico: aspettative forse troppo alte
Un’altra delle tappe che avevamo inserito nel nostro programma era il quartiere di Pfaffenthal, insieme al suo famoso ascensore panoramico.
Probabilmente le nostre aspettative erano eccessive, perché avevamo trovato questa attrazione indicata molto spesso tra le esperienze da non perdere nella città di Lussemburgo.
La nostra impressione è stata decisamente più tiepida.

L’ascensore permette di superare rapidamente il forte dislivello tra la città alta e Pfaffenthal e dalla passerella panoramica si osserva la valle dall’alto.
È sicuramente una soluzione originale e, se vi trovate in zona, vale la pena utilizzarlo, ma non lo abbiamo trovato così entusiasmante anche per la sua brevissima durata.
Una capitale piacevole
Se dovessimo organizzare oggi il viaggio per la visita della città, non sentiremmo la necessità di dedicarle due giornate.
Un giorno ben organizzato permette già di vedere molto, al massimo con una giornata e mezza si può procedere con maggiore tranquillità e aggiungere qualche visita secondo i propri interessi.
È stata una città piacevole, ma non particolarmente entusiasmante.
Echternach e Mullerthal: tra storia e natura
Lasciata alle spalle la capitale, una delle zone che avevamo maggiore curiosità di conoscere era quella orientale del Lussemburgo, al confine con la Germania.
Qui si trovano Echternach e la regione del Mullerthal, due tappe che possono essere facilmente abbinate e che permettono di alternare la visita di un piccolo centro storico a qualche ora di full immersion nella natura.
La nostra prima tappa è stata Echternach, considerata la città più antica del Lussemburgo e conosciuta soprattutto per la sua abbazia, la Basilica di San Willibrord e la Piazza del Mercato.
Il cuore della località è la Piazza del Mercato, sulla quale si affacciano edifici storici e locali con tavolini all’aperto.

Prima di partire, l’avevamo trovata spesso descritta come uno degli angoli più suggestivi della città e indubbiamente è una piazza piacevole nella quale vale la pena fermarsi.
Infatti, noi ne abbiamo approfittato per pranzo ed abbiamo scelto un locale con cucina locale.
È stato uno dei pasti più gratificanti del viaggio perché abbiamo potuto apprezzare un piatto della gastronomia lussemburghese.
L’Abbazia di Echternach
Uno dei motivi principali che ci aveva portato a Echternach era l’Abbazia di San Willibrord.
Infatti l’Abbazia è stata la prima tappa.
Fondata nel VII secolo da San Villibrordo, santo patrono del Lussemburgo, l’Abbazia era un antico monastero benedettino, molto bello anche dall’esterno.

Qui abbiamo incontrato una situazione leggermente diversa da quella che avevamo immaginato, durante la preparazione del viaggio.
Non abbiamo potuto visitare il complesso abbaziale, come ci aspettavamo: la parte accessibile alla visita era quella museale, ma abbiamo comunque apprezzato dall’esterno il grande complesso che caratterizza questa cittadina.
Questo è uno di quei casi nei quali le informazioni raccolte prima della partenza non erano chiare sulle parti effettivamente accessibili.
Abbiamo visitato la Basilica con la cripta che possiede degli antichi affreschi e la tomba del Santo.
Il lago di Echternach
Prima di lasciare la cittadina, abbiamo raggiunto anche il lago di Echternach, situato poco fuori dal centro.
È un grande lago artificiale circondato dal verde, con percorsi che permettono di passeggiare lungo le sue rive e una zona nella quale è prevista anche la balneazione.

Purtroppo, l’acqua appariva piuttosto torbida e nella zona che abbiamo osservato erano presenti parecchie alghe per cui non ci siamo sentiti ispirati a farci un bagno, ma vi erano varie persone che si tuffavano da una piattaforma egualmente.
Abbiamo fatto, spesso, durante le nostre vacanze estere bagni in laghi e fiumi, ma sicuramente più invoglianti con acqua trasparente anche se fredda.
Dopo questa breve sosta, abbiamo proseguito verso il Mullerthal.
Il Mullerthal e la Schiessentümpel
Il Mullerthal, spesso chiamato “Piccola Svizzera Lussemburghese”, era una delle zone naturalistiche sulle quali avevamo maggiori aspettative.
Avevamo programmato di dedicare parte della giornata ai suoi boschi, alle particolari formazioni rocciose e ai sentieri che attraversano la regione.
Purtroppo, il meteo non è stato dalla nostra parte!
La pioggia e le condizioni poco favorevoli ci hanno fatto rinunciare alle escursioni che avrebbero rappresentato il modo migliore per conoscere davvero questa zona, per cui non possiamo esprimere un giudizio sul Mullerthal nel suo complesso.
Di sicuro vi erano numerose indicazioni di percorsi escursionistici da esplorare, ma siamo riusciti però a raggiungere il luogo probabilmente più fotografato della zona: la Schiessentümpel, la piccola cascata a tre salti sormontata dal caratteristico ponte.
Ed è bene soffermarsi proprio sull’aggettivo piccola. 😄
Le fotografie che avevamo visto prima della partenza, soprattutto quelle realizzate con lunghe esposizioni che trasformano l’acqua in un velo setoso, ci avevano probabilmente fatto immaginare qualcosa di più imponente.

Dal vivo la Schiessentümpel è, invece, una cascata di dimensioni piuttosto contenute.
Il ponte, il bosco e la vegetazione circostante creano sicuramente una composizione molto fotogenica, ma ci aspettavamo una grande cascata e siamo rimasti delusi dalle sue proporzioni.
Da appassionati di fotografia, naturalmente, non abbiamo resistito alla tentazione di sistemare la macchina fotografica e giocare proprio con i tempi lunghi: sotto questo aspetto, la Schiessentümpel offre esattamente l’immagine che l’ha resa uno dei simboli fotografici del Mullerthal.
Pertanto, la considererei un piccolo angolo di bosco particolarmente scenografico e fotogenico.
Il Castello di Beaufort: la prima sorpresa tra i castelli del Lussemburgo
Il Castello di Beaufort si trova a breve distanza dal Mullerthal.
Era una delle tappe previste.
Il complesso è in realtà formato da due edifici molto diversi tra loro: le rovine del castello medievale e, accanto, il più recente castello rinascimentale.
Il nostro primo incontro con Beaufort, però, non andò esattamente secondo i programmi.
Arrivammo nel tardo pomeriggio, quando ormai non era più possibile accedere al castello.
Avevamo evidentemente calcolato male i tempi della giornata e non ci rimase altro che osservarlo dall’esterno.
Le rovine di Beaufort ci avevano incuriosito abbastanza da tornarci il giorno successivo.
Questa volta, con tutto il tempo disponibile, siamo entrati nel castello medievale.

Tra i castelli visitati, durante il nostro viaggio, Beaufort è stato uno di quelli che ha colpito la nostra attenzione.
Non aspettatevi ambienti perfettamente restaurati e arredati: la parte medievale è in rovina e il suo fascino nasce proprio da questo aspetto.
Muoversi tra mura, torri, passaggi e ciò che rimane dell’antica struttura è stato veramente coinvolgente.
Ogni angolo creava scorci fantastici da immortalare!

In ogni caso, la struttura era grande per cui abbiamo impiegato del tempo a salire e scendere per non perderci nessuno spazio da esplorare.
È una visita molto diversa da quella che avremmo fatto successivamente a Vianden.
Lì avremmo trovato una grande fortezza restaurata e ambienti interni.
Beaufort conserva, invece, molto più chiaramente l’aspetto di un castello segnato dal trascorrere dei secoli.
Ed è probabilmente proprio per questo che ci è piaciuto.
Accanto alle rovine, si trova il castello rinascimentale che non abbiamo visitato per altri programmi da realizzare e, in ogni caso, prevedeva visite guidate da prenotare.
Vale la pena inserire Beaufort nell’itinerario?
Secondo noi sì, soprattutto se avete già intenzione di visitare Echternach e il Mullerthal, in quanto le distanze modeste lo consentono, ma sempre meglio verificare gli orari degli ingressi.
Vianden: Borgo e castello
Il borgo di Vianden è un piccolo centro che si sviluppa nella valle del fiume Our, circondato da colline boscose, ma è impossibile arrivare fin qui senza essere immediatamente attratti dal grande castello che domina il paese dall’alto.
Ed è proprio il Castello di Vianden il motivo principale per cui, secondo noi, vale la pena raggiungere questa parte del Lussemburgo.
Il castello ci è piaciuto davvero molto!
Il borgo di Vianden
Prima o dopo la visita al castello vale naturalmente la pena dedicare un po’ di tempo anche al piccolo ma grazioso borgo.
Vianden si sviluppa lungo il fiume e sulle strade che risalgono verso il castello.
Il contesto è piacevole, soprattutto grazie alla sua posizione nella stretta valle dell’Our e alla presenza costante della fortezza, che compare dall’alto tra gli edifici, man mano che ci si sposta per il paese.
Vianden ci è sembrata una cittadina carina e piacevole da percorrere, abbiamo passeggiato in lungo e largo per le strade interne e lungo il viale del fiume con ponti decorati da tanti fiori.
In questo centro vi è la casa di Victor Hugo, oggi adibita a museo.
Lo ricorda un busto in bronzo proprio nella parte centrale del borgo, vicino al fiume.
Abbiamo pranzato in uno dei tanti locali nella zona, ma non vedevamo l’ora di recarci a visitare il castello, motivo principale di questa tappa.
La visita al Castello di Vianden
Costruito in posizione dominante su uno sperone roccioso, il castello ha origini medievali ed è stato profondamente restaurato, dopo un lungo periodo di abbandono.
Già avvicinandosi a Vianden la sua posizione scenografica permette di capire perché sia diventato uno dei simboli più conosciuti del Paese.

A differenza delle rovine di Beaufort, qui ci siamo trovati davanti a una fortezza ricostruita e visitabile anche negli ambienti interni.
Tra gli spazi più interessanti abbiamo trovato la cappella e la Sala dei Cavalieri, insieme ai diversi elementi romanici e gotici conservati nel complesso.
La visita permette, quindi, di conoscere il castello da prospettive molto diverse: non soltanto le mura e l’aspetto imponente che si osservano dal borgo, ma anche gli ambienti interni, i cortili e gli scorci sulla valle circostante.
Per noi che amiamo fotografare, le occasioni non sono mancate!

L’ausilio di audioguide nella propria lingua ci ha fatto apprezzare maggiormente questi ambienti e la loro storia.
È stata proprio questa ricchezza di ambienti e angoli da visitare che ha reso la visita molto più completa.

Beaufort ci era piaciuto per il fascino delle sue rovine, mentre Vianden ci ha conquistati per l’esperienza complessiva.
La seggiovia di Vianden
Un’altra attrazione conosciuta di Vianden è la seggiovia che sale dal paese verso la collina e permette di osservare dall’alto il castello e la valle dell’Our.
L’avevamo presa in considerazione, durante la preparazione del viaggio, anche perché dalla stazione superiore è possibile proseguire a piedi verso il castello, ma alla fine non l’abbiamo utilizzata.
Può comunque rappresentare un’alternativa da valutare, se volete aggiungere un punto di osservazione diverso sulla valle e sul castello.
Vianden vale la pena?
Tra le località visitate durante il nostro viaggio, Vianden è una di quelle che consiglieremmo, senza particolari esitazioni, soprattutto per il castello.
Del resto dal 2013 borgo e Castello sono stati inclusi nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.
Non è necessario dedicarle un’intera giornata: il borgo è piccolo e la visita può essere organizzata con una certa libertà, eventualmente abbinandola ad altre località del nord del Lussemburgo.
Clervaux: un piccolo borgo nel cuore delle Ardenne lussemburghesi
Nel nord del Lussemburgo, circondata dalle colline boscose delle Ardenne, Clervaux era un’altra delle località inserite nel nostro itinerario.
La cittadina è piuttosto piccola e il centro si sviluppa essenzialmente intorno a poche strade. La posizione nella valle e il castello che domina il nucleo abitato creano un insieme piacevole, ma il borgo in sé non offriva grande interesse.
Buona parte dell’attrazione di questa cittadina deriva proprio dal suo castello e dalle esposizioni che ospita.
Il Castello di Clervaux e The Family of Man
Il Castello di Clervaux, ricostruito dopo i gravi danni subiti durante la Seconda guerra mondiale, occupa una posizione dominante proprio nel cuore della cittadina.
Chi arriva aspettandosi la classica visita agli ambienti storici di un castello deve però sapere che oggi l’edificio ha soprattutto una funzione museale.

La sua attrazione più conosciuta è The Family of Man, la celebre mostra fotografica, curata da Edward Steichen per il Museum of Modern Art di New York nel 1955 e, successivamente, allestita permanentemente a Clervaux.
Noi, però, non siamo entrati a visitare la mostra, quindi non possiamo esprimere un giudizio, ci siamo accontentati di osservarlo dall’esterno e dirigerci verso l’abbazia da visitare.
Probabilmente ci saranno altri stimatori della fotografia, che potrebbero valutare di visitare questa mostra.
Abbiamo, invece, proseguito la visita passeggiando nel centro.
Le chiese di Clervaux
Durante la nostra passeggiata, abbiamo raggiunto anche alcuni degli edifici religiosi della cittadina.
L’Abbazia di San Maurizio e San Mauro si trova in posizione sopraelevata rispetto al centro ed è riconoscibile per la sua architettura neoromanica.

È raggiungibile a piedi con una breve camminata in salita, partendo dal centro.
Abbiamo visto anche la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, che si trova nel cuore del centro, facilmente riconoscibile per le due torri gemelle che caratterizzano il suo profilo.
Un dettaglio che le unisce è che portano la firma dello stesso architetto olandese, Johannes FranzisKus Klomp.
Insieme al castello, sono tra gli edifici più riconoscibili di un centro che rimane comunque molto raccolto e che può essere visitato in breve tempo.
Clervaux merita una tappa?
Dipende probabilmente da ciò che cerchi, ma, se sei nelle vicinanze, una breve passeggiata la farei, soprattutto se sei interessato alla mostra “The Family of Man”.
Bourscheid: il castello aggiunto all’ultimo momento
Il Castello di Bourscheid non compariva tra le tappe del nostro viaggio in Lussemburgo, nel nostro itinerario originale, ma abbiamo deciso di raggiungerlo soltanto durante il percorso.
Il castello sorge in una posizione particolarmente scenografica, su un promontorio roccioso circondato dal verde e affacciato sulla valle della Sûre.
Osservandolo dall’esterno si percepiscono bene le dimensioni del complesso e la sua posizione difensiva.
La visita del Castello di Bourscheid
Come era già accaduto a Beaufort, anche a Bourscheid ci siamo trovati davanti a un castello nel quale sono soprattutto le strutture fortificate, le mura e le rovine a raccontarne la storia.
Passeggiando all’interno del complesso, si attraversano diversi livelli della fortezza e si raggiungono punti dai quali lo sguardo si apre sulla valle e sulle colline circostanti.
Proprio la posizione contribuisce molto al fascino della visita.

Beaufort ci aveva conquistati con le sue rovine, Vianden per la sua grande fortezza restaurata e Bourscheid aggiungeva al nostro viaggio un’altra esperienza, soprattutto grazie alla posizione e all’aspetto imponente del complesso.
Sicuramente merita, per cui la consigliamo come tappa da inserire in un itinerario in Lussemburgo.
Non è necessario dedicargli una giornata intera e può essere facilmente abbinato ad altre visite nel nord del Paese.
Purtroppo, le audioguide non erano in italiano, per cui lo abbiamo visitato senza ausilio, ma è stato molto interessante.
Ed è forse significativo che una delle tappe che non avevamo programmato sia entrata alla fine tra quelle che ricordiamo più volentieri.
Cochem: una sorpresa oltre il confine
Dopo diversi giorni trascorsi in Lussemburgo, avevamo ormai visitato le località del nostro programma.
Per l’ultima giornata, prima del rientro, avevamo previsto di oltrepassare il confine con la Germania e raggiungere Cochem, cittadina della valle della Mosella, della quale avevamo sentito parlare molto bene.

Avevamo programmato di visitarne il centro storico, il Reichsburg, la passeggiata lungo la Mosella ed eventuali altre attrazioni.
Quello che non potevamo prevedere era di arrivare a Cochem, proprio durante una delle feste più importanti della città.
Cochem durante la festa del vino
Appena raggiunto il centro, ci siamo resi conto che quella sarebbe stata una giornata speciale.
Strade e piazze erano gremite di persone, lungo il percorso incontravamo bancarelle e stand gastronomici, mentre musica e balli contribuivano a creare un’atmosfera completamente diversa da quella delle giornate precedenti.

Eravamo capitati durante l’Heimat- und Weinfest, la tradizionale festa del vino che anima Cochem alla fine di agosto. L’edizione del 2026 si svolgeva proprio dal 27 al 31 agosto e interessava in particolare la Piazza del Mercato e la passeggiata lungo la Mosella.
Infatti, moltissimi dei presenti portavano al collo lacci con un calice di vino per le degustazioni nelle vinerie, da gustare mentre si passeggiava.
Ad ogni angolo si esibivano gruppi musicali con le loro canzoni, animando i presenti con balli.
Una bella coincidenza, naturalmente, ma sarebbe sbagliato attribuire soltanto alla ricorrenza festiva il nostro entusiasmo per Cochem.
La città ci è piaciuta fin dal primo momento.
Il centro storico di Cochem
Il centro storico è un intreccio di stradine sulle quali si affacciano le tradizionali case a graticcio, alcune delle quali particolarmente colorate e decorate.

È esattamente quel tipo di centro storico, nel quale piace passeggiare senza meta: edifici caratteristici, piccole piazze, negozi di souvenir e prodotti locali, scorci che cambiano continuamente e, sopra i tetti, il castello Reichsburg che compare a ricordare la sua presenza.
La Piazza del Mercato costituisce uno dei punti più caratteristici del centro, ma è l’insieme delle strade circostanti ad averci conquistati.
Dopo alcune località lussemburghesi che avevamo trovato piacevoli, ma forse meno caratteristiche di quanto ci aspettassimo, a Cochem abbiamo avuto immediatamente una sensazione diversa: qui abbiamo respirato un’atmosfera particolare e trovato elementi caratteristici, che in alcune tappe precedenti erano mancati.
E la festa, con le strade affollate di turisti e locali e tanta musica, non faceva che amplificare questa sensazione.
Lungo la Mosella
Un’altra delle immagini che ricordiamo è quella delle case affacciate sulla Mosella.
Il fiume è parte integrante del paesaggio urbano e la passeggiata lungo le sue rive permette di osservare Cochem da una prospettiva differente: da una parte il centro storico, dall’altra le colline ricoperte di vigneti e, più in alto, il profilo del Reichsburg.

Anche senza la festa del vino, probabilmente sarebbe stata una delle zone nelle quali avremmo trascorso più volentieri del tempo.
Durante la nostra visita, però, il lungofiume era parte integrante dei festeggiamenti, con stand e musica che proseguivano anche in questa zona.
Il Reichsburg, il castello che domina Cochem
Naturalmente non potevamo lasciare Cochem senza raggiungere il suo simbolo: il Reichsburg.
Il castello domina la città dall’alto di una collina e accompagna continuamente la visita del centro storico, comparendo tra gli edifici e sopra i tetti mentre si percorrono le strade che salgono verso la fortezza.

Questa volta non ci siamo limitati a osservarlo dall’esterno: abbiamo visitato anche il castello, concludendo così una giornata che già ci aveva ampiamente gratificato.
Il Reichsburg è molto diverso dalle rovine medievali incontrate a Beaufort e Bourscheid.
L’edificio che vediamo oggi deve gran parte del suo aspetto alla ricostruzione ottocentesca e gli interni consentono di aggiungere alla visita anche ambienti arredati e sale storiche.
Purtroppo, anche qui le visite guidate non prevedevano la lingua italiana, per cui ci fornirono una guida cartacea in italiano per le info basiche dei vari ambienti che avremmo visitato con la guida.
L’interno è davvero sorprendente con arredi antichi e tanti affreschi.
Nella grande sala da pranzo il tavolo era apparecchiato ed imbandito, davvero da effetto!

La sala da caccia ospitava tanti animali impagliati e vi erano inoltre enormi stufe in maiolica e numerosi camini.
Non poteva mancare una terrazza con uno scorcio meraviglioso dall’alto sulla valle della Mosella.
Ogni angolo che si scopriva valeva la visita!
Questo castello si vede dal centro, dal fiume, dalle strade e da molti punti della città, diventando una presenza costante nel paesaggio.
Una giornata che non ci aspettavamo
Cochem doveva essere semplicemente l’ultima escursione del nostro viaggio, ma alla fine è diventata una delle escursioni che ricordiamo con maggiore piacere.
Sicuramente abbiamo avuto fortuna a trovarci in città proprio durante la festa del vino, ma il centro storico, le case a graticcio, la Mosella, il Reichsburg e il paesaggio circostante avrebbero avuto molto da offrirci anche in una giornata qualsiasi.
Forse, arrivando dopo quasi una settimana trascorsa nel Granducato, il contrasto con alcune delle località visitate nei giorni precedenti ci è apparso ancora più evidente.
Cochem ci ha ricordato quanto le impressioni di viaggio siano personali: una località inserita quasi come appendice di un itinerario può finire per lasciare un ricordo più forte di destinazioni sulle quali avevamo costruito aspettative maggiori.

Le nostre impressioni alla fine del viaggio
Arrivati alla fine di questo viaggio, la domanda è quasi inevitabile: il Lussemburgo ci è piaciuto?
Personalmente, non ci tornerei, ma se in un viaggio in nazioni limitrofe, volessi fare qualche giorno di visita in questa nazione, non lo escluderei.
La sorpresa più piacevole sono stati sicuramente i castelli, mentre la città di Lussemburgo merita di essere conosciuta in quanto è una capitale ordinata, piacevole da percorrere e particolare per il modo in cui si sviluppa su livelli differenti.
Il Grund è stata sicuramente la zona che abbiamo apprezzato maggiormente.
Nel complesso, dedicherei una sola giornata alla visita del centro storico.
La zona del Mullerthal sarebbe stata interessante da esplorare per la natura che offre e gli innumerevoli percorsi, ma ti auguro di essere più fortunato di noi con le previsioni atmosferiche.
Il meteo durante il nostro viaggio
Abbiamo visitato il Lussemburgo nell’ultima settimana di agosto e il meteo è stato piuttosto variabile, alternando tempo sereno a diverse precipitazioni.
Parlando con alcune persone del posto, ci è stato raccontato che anche per loro quello del 2026 era stato un agosto piuttosto anomalo, caratterizzato da temperature insolitamente alte e da frequenti episodi di pioggia.
Di solito la temperatura di questo periodo è quasi come la nostra primaverile.
Quanto tempo dedicare al Lussemburgo?
Secondo me quattro o cinque giorni permettono di visitare il Paese con tranquillità.
Piuttosto che proporre un itinerario rigido, suggeriamo di scegliere le tappe in base ai propri interessi e di abbinarle geograficamente: Lussemburgo città può essere visitata in un giorno o un giorno e mezzo; Echternach, Mullerthal e Beaufort possono essere organizzati all’interno della stessa zona; mentre Vianden, Clervaux e Bourscheid permettono di costruire un percorso nel nord del Paese.
In questo modo, ciascuno può adattare il viaggio al tempo disponibile, al meteo e soprattutto a ciò che preferisce vedere.
A chi consiglieremmo un viaggio in Lussemburgo?
Sicuramente a chi ama castelli, piccoli centri, paesaggi verdi e viaggi on the road senza grandi distanze da percorrere.
È inoltre una destinazione interessante per chi ama camminare nella natura, anche se, per le condizioni meteorologiche incontrate, proprio questa è la parte che noi abbiamo potuto sperimentare meno.
Non siamo tornati dal Lussemburgo pensando di aver scoperto uno dei Paesi più belli d’Europa, ma siamo comunque contenti di averlo conosciuto.
Perché viaggiare non significa necessariamente innamorarsi di ogni destinazione.
A volte significa anche verificare dal vivo l’immagine costruita prima della partenza e tornare a casa con le idee più chiare anche se, a volte, diverse da quelle che ci aspettavamo.
E proprio quando pensavamo che il viaggio avesse ormai mostrato quasi tutto, è stato sufficiente attraversare il confine e raggiungere Cochem in Germania, per vivere una delle giornate più belle della settimana di vacanza.
Forse è anche questo il bello di un viaggio on the road: non sempre il luogo che ricorderemo di più è quello per cui eravamo partiti.
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