Copenaghen, una città da vivere prima ancora che da visitare
Ci sono città che si visitano una volta e altre in cui si sente il desiderio di tornare.
Per me Copenaghen appartiene a questa seconda categoria.
La prima volta ci arrivai più di trent’anni fa, durante un viaggio in Scandinavia.
All’epoca mi colpirono soprattutto l’atmosfera della città e la particolarissima realtà di Christiania, così diversa da tutto ciò che avevo visto fino ad allora.
Tornarci tanti anni dopo, insieme a Patrizia, è stato come riscoprire una città familiare ma, allo stesso tempo, completamente nuova.
Alcuni luoghi simbolo erano gli stessi: Nyhavn, la Sirenetta, il Castello di Rosenborg, il Palazzo di Amalienborg e Tivoli continuavano ad attirare visitatori da tutto il mondo eppure ciò che ci ha colpito maggiormente non sono stati i monumenti, ma il modo in cui Copenaghen riesce a funzionare.
Le biciclette che scorrono silenziose lungo piste ciclabili, perfettamente integrate con la città, i mezzi pubblici efficienti, gli spazi curati e il rispetto diffuso per l’ambiente trasmettono, fin dai primi momenti, la sensazione di trovarsi in una capitale diversa da molte altre città europee.
NNelle prossime righe ti accompagneremo alla scoperta di cosa vedere a Copenaghen in 3 giorni, così come l’abbiamo vissuta noi, alternando il racconto della nostra esperienza ai consigli che riteniamo davvero utili per organizzare una visita della capitale danese.
Come organizzare la visita di Copenaghen
Dedicare almeno tre giorni a Copenaghen permette di visitare con calma le principali attrazioni della città e di assaporarne l’atmosfera, senza dover correre continuamente da un luogo all’altro.
Noi avevamo scelto un appartamento con parcheggio privato e, una volta arrivati, l’automobile è rimasta ferma per tutta la permanenza in città. L’abbiamo ripresa soltanto per raggiungere le escursioni di Helsingør e Møns Klint, mentre per visitare Copenaghen ci siamo mossi esclusivamente a piedi e con i mezzi pubblici.
La rete di metropolitana, autobus e treni urbani consente infatti di raggiungere facilmente ogni quartiere della capitale, mentre il centro storico si presta perfettamente a essere esplorato passeggiando.
Per visitare la città abbiamo acquistato la Copenhagen Card, una scelta che si è rivelata particolarmente conveniente.
Oltre a comprendere l’utilizzo illimitato dei mezzi pubblici, la card include l’ingresso a molte delle principali attrazioni cittadine e anche la crociera lungo i canali, permettendoci di risparmiare sia tempo sia denaro.
Se hai intenzione di visitare musei, castelli e le principali attrazioni della capitale, ti consiglio di valutarne l’acquisto consultando il sito ufficiale, dove troverai sempre prezzi e condizioni aggiornati.
Se stai organizzando un viaggio in Danimarca, abbiamo raccolto in un articolo dedicato anche tutti i nostri consigli pratici nati dall’esperienza di queste tre settimane nel Paese.
Con questi aspetti organizzativi già definiti, non resta che iniziare a scoprire una città che riesce a sorprendere non soltanto per ciò che offre da vedere, ma soprattutto per il modo in cui si vive.
Il nostro primo impatto con Copenaghen
Dopo alcuni giorni del nostro viaggio on the road in Danimarca trascorsi tra città tranquille, piccoli centri e paesaggi naturali, arrivare a Copenaghen significò cambiare completamente scenario.
Aalborg, Aarhus e Odense ci avevano abituato a ritmi rilassati e a una dimensione quasi raccolta.
La capitale danese, invece, ci accolse con il continuo movimento di persone, automobili, autobus, biciclette e mezzi pubblici che animavano le sue strade.
Nonostante fosse la città più grande del Paese, non trasmetteva mai la sensazione di caos tipica di molte altre capitali europee.
Tutto sembrava funzionare con naturalezza, come se ogni elemento trovasse il proprio spazio senza intralciare gli altri.
Le biciclette erano certamente protagoniste del paesaggio urbano.
Le vedevamo ovunque, utilizzate da studenti, lavoratori, famiglie e anziani, sempre lungo piste ciclabili ampie e perfettamente integrate con la viabilità cittadina.
Non erano l’unico mezzo di trasporto, ma rappresentavano uno degli aspetti che più caratterizzavano l’identità di Copenaghen.

Anche la metropolitana contribuì a rafforzare questa impressione.
Per noi era la prima volta su una linea completamente automatica e salire su un treno privo di conducente rappresentò un’esperienza curiosa, quasi futuristica.
Fu proprio in quel momento che cominciammo a capire come Copenaghen non fosse soltanto una città ricca di monumenti, ma un luogo dove organizzazione, mobilità e qualità della vita convivono in un equilibrio che raramente avevamo trovato altrove.
Solo dopo questa prima impressione, iniziammo davvero a scoprirne le attrazioni più famose.
Passeggiando nel cuore di Copenaghen
Una delle cose che ci piace fare quando arriviamo in una nuova città è cominciare a camminare senza una meta precisa.
Anche a Copenaghen è stato così.
Prima ancora di raggiungere le attrazioni più famose, ci siamo lasciati guidare dalle vie del centro, osservando la vita quotidiana dei suoi abitanti, le piazze, i canali e quell’atmosfera ordinata e rilassata che si percepisce praticamente ovunque.
Passeggiare per Copenaghen significa scoprire continuamente scorci eleganti, edifici storici che convivono con architetture moderne e numerosi spazi verdi che sembrano far parte integrante della città.
Fu proprio durante queste prime passeggiate che cominciammo ad apprezzare davvero il suo ritmo.
Pur essendo una capitale, non dava mai l’impressione di essere frenetica.
C’era movimento, naturalmente, ma senza quella sensazione di stress che spesso accompagna le grandi città.

Camminando lungo i canali e attraversando i numerosi ponti, iniziammo lentamente a orientarci, fino ad arrivare in uno dei luoghi più iconici di tutta Copenaghen: Nyhavn.
Nyhavn, il volto più iconico di Copenaghen
Se esiste un luogo che più di ogni altro rappresenta Copenaghen, quello è senza dubbio Nyhavn.
Le sue caratteristiche case colorate affacciate sul canale sono probabilmente l’immagine più conosciuta della capitale danese e, una volta arrivati, è facile capire il perché.
La prima impressione è quella di trovarsi in un luogo incredibilmente vivace.
Le facciate dai colori accesi si riflettono sull’acqua, le antiche imbarcazioni ormeggiate lungo il canale contribuiscono a creare un’atmosfera d’altri tempi e i numerosi locali all’aperto rendono questo angolo della città uno dei più frequentati sia dai turisti sia dagli stessi abitanti.
Noi ci siamo tornati più volte durante il soggiorno.

Abbiamo percorso più volte entrambe le sponde del canale, soffermandoci continuamente alla ricerca di nuovi scorci da fotografare.
Bastava cambiare prospettiva di pochi metri perché le case, le barche e i riflessi sull’acqua offrissero ogni volta un’immagine diversa.
Fu proprio lungo Nyhavn che decidemmo di fermarci anche per pranzo.
Avevamo voglia di gustare uno dei prodotti più tipici della tradizione danese: le aringhe.
Tra i numerosi ristoranti affacciati sul canale trovammo quello che faceva al caso nostro: un buffet self-service con oltre una dozzina di varietà di aringhe, preparate nei modi più diversi, da quelle marinate a quelle affumicate, passando per ricette speziate e in salsa.
Per due appassionati come noi di questo pesce fu una piacevolissima scoperta e, inutile dirlo, ne approfittammo senza farcelo ripetere due volte.

Proprio da Nyhavn partono anche molte delle crociere turistiche che permettono di visitare Copenaghen dall’acqua.
Anche noi scegliemmo questa esperienza, compresa nella Copenhagen Card, e si rivelò uno dei modi migliori, per osservare la città da una prospettiva completamente diversa.

Copenaghen vista dall’acqua
Dopo aver passeggiato lungo Nyhavn, ci sembrò naturale osservare Copenaghen anche dall’acqua.
Ogni volta che visitiamo una città attraversata da fiumi o canali navigabili cerchiamo, quando possibile, di dedicarle qualche ora da una prospettiva diversa.
Ci era già successo ad Amsterdam, Parigi, Bruges e Stoccolma e anche a Copenaghen non abbiamo voluto rinunciare a questa esperienza.
Grazie alla Copenhagen Card, il giro in battello era compreso e rappresentava un’occasione perfetta, per concederci una pausa, dopo le lunghe passeggiate nel centro storico.
Dal battello la città cambia volto.

I canali attraversano quartieri storici e zone moderne, regalando scorci che difficilmente si riescono ad apprezzare camminando tra le vie del centro.
Ponti, edifici contemporanei, antichi palazzi e imbarcazioni ormeggiate si susseguono con naturalezza, mostrando una Copenaghen diversa da quella osservata fino a quel momento.
Più dei singoli monumenti, ciò che ci colpì fu il rapporto che questa città ha con l’acqua.
I canali non rappresentano soltanto un’attrazione turistica, ma fanno parte della vita quotidiana dei suoi abitanti e contribuiscono a definire l’identità stessa della capitale danese.

La navigazione durò circa un’ora e, pur non essendo il primo giro in battello della nostra vita, si rivelò un modo piacevole per rallentare il ritmo della visita e osservare Copenaghen da un punto di vista diverso.
Non è un’esperienza che da sola giustifica un viaggio, ma è certamente un’attività che consigliamo a chi desidera completare la scoperta della città lasciandosi trasportare lentamente lungo i suoi canali.
Il Palazzo di Amalienborg e il cambio della guardia
Lasciato Nyhavn, proseguimmo la nostra visita raggiungendo Amalienborg, la residenza ufficiale della famiglia reale danese.
Più che visitare il palazzo in sé, il nostro obiettivo era assistere al celebre cambio della guardia.
Prima della partenza ci eravamo infatti informati sull’orario della cerimonia, così da arrivare con un po’ di anticipo e trovare un buon punto da cui assistere all’evento.
Per me non era una novità; avevo già visto il cambio della guardia, durante il mio precedente viaggio a Copenaghen, più di trent’anni prima, ma desideravo che anche Patrizia potesse vivere questa esperienza.
Come era facile immaginare, la piazza era già gremita di visitatori provenienti da ogni parte del mondo, tutti in attesa dell’arrivo delle guardie reali.

La cerimonia si svolse con la precisione e la disciplina che ci si aspetta da un evento di questo tipo.
Pur non avendo avuto la fortuna di vedere alcun membro della famiglia reale, assistere al cambio della guardia contribuì a farci respirare quell’atmosfera che ancora oggi lega profondamente la monarchia alla vita della capitale danese.
Terminata la cerimonia, continuammo la nostra passeggiata verso un’altra delle attrazioni più conosciute di Copenaghen, probabilmente la più fotografata di tutte.
Il Castello di Rosenborg, un viaggio nella storia della monarchia danese
Tra i luoghi che desideravamo visitare c’era anche il Castello di Rosenborg, una delle residenze reali più affascinanti di Copenaghen.
Già dall’esterno, il castello colpisce per la sua elegante architettura rinascimentale e per la posizione all’interno di uno dei parchi più belli della città.

Ma solo varcando il portone d’ingresso si ha davvero la sensazione di fare un salto indietro nel tempo.
Durante la visita, attraversammo le numerose sale del palazzo, arredate con mobili d’epoca, arazzi, dipinti e ambienti che raccontano diversi secoli della storia della monarchia danese.
Ogni stanza conserva un’atmosfera diversa e permette di immaginare la vita quotidiana della corte reale.
Il momento che più ci colpì fu però la visita al Tesoro Reale, dove sono custoditi i gioielli della Corona danese.

Corone, scettri, gioielli e insegne reali sono esposti con grande cura e rappresentano, probabilmente, la parte più spettacolare dell’intero percorso museale.
Anche per chi non è particolarmente interessato alla storia delle monarchie, è difficile non rimanere colpiti dalla bellezza e dalla ricchezza di questi oggetti!
Terminata la visita, ci concedemmo una piacevole passeggiata nei Giardini del Re (Kongens Have) che circondano il castello.
Curati con grande attenzione e frequentati sia dai turisti sia dagli abitanti della città, rappresentano un luogo ideale per fare una pausa, prima di riprendere l’esplorazione del centro di Copenaghen.
La Torre Rotonda, una salita che vale il panorama
Tra le attrazioni che più ci incuriosivano c’era anche la Torre Rotonda (Rundetårn), uno degli edifici più particolari di Copenaghen.
La sua caratteristica principale è che, per raggiungere la terrazza panoramica, non si percorrono lunghe rampe di scale, ma una rampa elicoidale che sale lentamente verso la cima.
Cominciammo a salire con curiosità ma, ben presto, ci rendemmo conto che il percorso sembrava non finire mai.
La salita è graduale e piacevole, ma abbastanza lunga da dare la sensazione che la cima continui ad allontanarsi a ogni curva.
Anche quel giorno la torre era molto frequentata, ma il flusso dei visitatori procedeva senza particolari difficoltà.
Una volta raggiunta la terrazza, però, ogni fatica venne ripagata.
Da lassù si gode una splendida vista sui tetti di Copenaghen, con un panorama che permette di osservare la città da una prospettiva completamente diversa rispetto alle passeggiate sulle sue strade.

Naturalmente non perdemmo l’occasione di scattare numerose fotografie, approfittando della splendida vista che si apriva in ogni direzione.
La Chiesa del Nostro Redentore, una salita da non dimenticare
Tra tutte le attrazioni visitate a Copenaghen, ce n’è una che, ancora oggi, ricordiamo più di molte altre.
È la Chiesa del Nostro Redentore (Vor Frelsers Kirke).
Già dal basso la sua caratteristica guglia a spirale attira immediatamente l’attenzione, ma è soltanto iniziando la salita che si comprende perché questa esperienza sia diventata una delle più amate dai visitatori della capitale danese.

Dopo aver attraversato l’interno della chiesa, si sale progressivamente fino a raggiungere gli ultimi metri del percorso, quelli più emozionanti.
Qui termina la parte interna e si esce all’aperto, dove una stretta scala a chiocciola si avvolge attorno alla guglia della chiesa fino alla cima.

È proprio questo il momento che ci è rimasto maggiormente impresso.
La scala è piuttosto stretta, molto ripida e, soprattutto, completamente esterna.
La protezione è essenziale e, man mano che si sale, la sensazione di trovarsi sospesi sopra la città diventa sempre più intensa.
Non è un’esperienza che consiglierei a chi soffre di vertigini, ma per tutti gli altri rappresenta probabilmente una delle salite più emozionanti che abbiamo affrontato durante i nostri viaggi.
Una volta raggiunta la cima, ogni timore lascia spazio allo stupore.
Il panorama è semplicemente straordinario e permette di abbracciare con lo sguardo gran parte di Copenaghen.

Da lassù osservammo anche Christiania, che si estende proprio ai piedi della chiesa, offrendo una prospettiva completamente diversa di quel quartiere così particolare che avremmo visitato di lì a poco.
Ripensando alla nostra permanenza nella capitale danese, se dovessimo scegliere un’esperienza capace di sorprenderci più di quanto immaginassimo, probabilmente indicheremmo proprio questa salita.
Christiania, il luogo che ricordavo non esiste più
Tra le tappe che avevamo inserito nel nostro itinerario ce n’era una che, per motivi diversi, aspettavamo entrambi con particolare curiosità.
Per Patrizia sarebbe stata la prima visita a Christiania; invece, io ero curioso di rivederla dopo più di trent’anni.
La prima volta che ci ero stato risaliva ai primi anni Novanta, all’epoca, era un luogo completamente diverso, con un’atmosfera alternativa che si percepiva fin dal primo passo.
Era una realtà fuori dagli schemi, poco conosciuta dal turismo di massa e caratterizzata da una presenza molto più evidente dello spaccio di sostanze stupefacenti.
Non parlerei di un luogo pericoloso, ma sicuramente era un posto che, almeno allora, non avrei scelto di frequentare nelle ore serali.
Per questo motivo, ero curioso di scoprire quanto fosse cambiata.

La sorpresa arrivò praticamente subito!
A prima vista, quasi non la riconobbi.
Oggi è diventata una delle attrazioni più visitate di Copenaghen e le sue strade sono percorse da un continuo flusso di turisti provenienti da ogni parte del mondo.

L’atmosfera un po’ ribelle e anticonformista che ricordavo è sembrata molto più attenuata.
Naturalmente restano i murales, le abitazioni costruite secondo uno stile tutto particolare, gli spazi comuni e quella filosofia che continua a renderla diversa dal resto della città.

Tuttavia, la sensazione generale è stata quella di un luogo profondamente cambiato, ormai entrato stabilmente nei principali itinerari turistici della capitale.
Anche la presenza delle forze dell’ordine ci apparve piuttosto discreta e non trasmetteva alcuna particolare tensione.
Una situazione molto diversa da quella che ricordavo, segno che, nel corso degli anni, Christiania ha vissuto un’evoluzione importante.
Per Patrizia, invece, era tutto nuovo.

Prima della partenza immaginava Christiania come un luogo molto più alternativo e trasgressivo, proprio per la fama che l’accompagna da decenni.
Una volta arrivati, però, la sua impressione fu diversa: al di là dei colorati murales e delle aree dedicate alla vendita della marijuana, ciò che vide fu soprattutto un quartiere molto frequentato dai turisti, con numerose bancarelle e un’atmosfera decisamente più tranquilla di quanto si aspettasse.
Notammo inoltre che la marijuana poteva essere consumata esclusivamente negli spazi dedicati all’interno dei locali e non era consentito portarla all’esterno, una regolamentazione che contribuiva a rendere l’ambiente molto più ordinato di quanto ci fossimo immaginati.
Pur partendo da esperienze completamente diverse, ci ritrovammo entrambi con una sensazione comune.
Christiania conserva ancora una forte identità e continua a essere un luogo unico nel suo genere, ma oggi appare molto più integrata nella Copenaghen turistica rispetto all’immagine che entrambi, seppur per motivi diversi, ci eravamo costruiti.
Ripensando a quella visita mi sono reso conto che il luogo che avevo conosciuto tanti anni prima non esisteva più.
Ma, probabilmente, non era cambiata soltanto Christiania.
In più di trent’anni, ero cambiato anch’io e anche questo è il bello di tornare nei luoghi che hanno lasciato un segno: ci permettono di riscoprire non solo quanto siano cambiati loro, ma anche quanto siamo cambiati noi.
Tivoli, molto più di un parco divertimenti
Quando si pensa a Tivoli, è naturale immaginare montagne russe, giostre e attrazioni.

In realtà, la nostra esperienza è stata molto diversa.

Ci arrivammo nel pomeriggio e vi trascorremmo alcune ore, passeggiando senza fretta tra i suoi viali, lasciandoci guidare dalla curiosità più che dal desiderio di salire sulle attrazioni.
Pur non provando nessuna giostra, non ci siamo mai annoiati.
Al contrario, Tivoli ci conquistò soprattutto per la sua atmosfera rilassata, dove convivono divertimento e spazi curati nei minimi dettagli.
Ci divertimmo a esplorare ogni angolo del parco, percorrendo i suoi vialetti e soffermandoci nei vari padiglioni, tra cui quello in stile cino-giapponese, uno degli scorci che più attirò la nostra attenzione.

Durante la visita, ci concedemmo anche una piacevole pausa per gustare un gelato seduti a uno dei tavolini del parco.
Un momento semplice, ma che contribuì a rendere ancora più piacevole quel pomeriggio.
Naturalmente non mancarono le fotografie.
Tivoli offre continuamente scorci interessanti e, anche senza salire sulle attrazioni, rappresenta un luogo dove è facile trascorrere qualche ora lasciandosi semplicemente trasportare dalla sua atmosfera.
Se ami i parchi divertimento troverai sicuramente molte attrazioni da provare.
Se invece, come noi, preferisci passeggiare con calma osservando l’ambiente che ti circonda, Tivoli saprà, comunque, regalarti un’esperienza piacevole.
La Sirenetta, molto più di una semplice statua
Ci sono luoghi che, prima ancora di essere visitati, sono già impressi nell’immaginario di chi viaggia.
A Copenaghen questo ruolo spetta senza dubbio alla Sirenetta, il simbolo più celebre della città.
Sapevamo entrambi cosa aspettarci.
Io l’avevo già vista più di trent’anni prima e ricordavo perfettamente le sue dimensioni.
Anche Patrizia, prima della partenza, si era documentata e quindi non è rimasta delusa come accade a molti visitatori che la immaginano molto più grande.
Naturalmente, quando arrivammo, trovammo tantissime persone in attesa di fotografarla o di scattare la classica foto ricordo.

Anche noi ci fermammo a lungo, osservandola da diverse angolazioni e aspettando pazientemente il nostro turno.
L’unica sorpresa per Patrizia fu la posizione della statua.
Se l’era sempre immaginata su uno scoglio alto, quasi irraggiungibile e ben al di sopra delle persone.
Invece scoprì che, per avvicinarsi, bisogna scendere verso il mare e, con un po’ di attenzione, salire il più vicino possibile allo scoglio dove è adagiata.
Ma l’emozione più grande non fu legata alla statua in sé.
Tra tutte le fiabe di Hans Christian Andersen, La Sirenetta è sempre stata la preferita di Patrizia, quella che da bambina ascoltava più spesso.
Ritrovarsi davanti alla protagonista di quei racconti trasformò quella visita in qualcosa di molto più personale di una semplice tappa turistica.

Durante la visita scoprimmo anche un dettaglio che ignoravamo.
Poco distante dalla celebre statua, si trova una seconda sirena, molto diversa dalla prima: un’opera moderna e stilizzata che offre un’interpretazione completamente differente dello stesso tema e, qualche giorno dopo, visitando Helsingør, ci imbattemmo anche nella versione maschile della Sirenetta.

Sembrava percorressimo un curioso filo che ci accompagnava in più tappe del nostro viaggio attraverso la Danimarca.
Da Copenaghen a Helsingør, sulle tracce di Amleto
Durante il nostro soggiorno a Copenaghen decidemmo di dedicare una giornata a Helsingør, una cittadina affacciata sullo stretto dell’Øresund, conosciuta in tutto il mondo per il Castello di Kronborg, il maniero che William Shakespeare scelse come dimora del suo Amleto.
Il castello merita senza dubbio la visita.

Gli ambienti interni sono ben conservati e la possibilità di passeggiare sui bastioni permette di godere di splendidi panorami sul mare e sulla costa svedese, così vicina da sembrare quasi raggiungibile a nuoto, nelle giornate più limpide.
Probabilmente, però, il ricordo più vivido che conserviamo di Kronborg non è legato alle sue sale.
Nel corso degli anni, abbiamo avuto la fortuna di visitare alcuni dei castelli più belli d’Europa, da Neuschwanstein ai castelli della Loira, passando per Sintra, e questo rende inevitabile il confronto.
Più che l’architettura del maniero, ciò che ci è rimasto nel cuore è il luogo in cui sorge: una fortezza affacciata sul mare, in una posizione che per secoli ha avuto un’importanza strategica per tutta la Scandinavia.

Nei sotterranei del castello incontrammo anche Holger Danske, il leggendario guerriero danese raffigurato seduto con la spada tra le mani.
Secondo la leggenda dorme nelle profondità di Kronborg e si risveglierà soltanto nel momento in cui la Danimarca avrà bisogno di lui.
Una di quelle storie sospese tra mito e tradizione che contribuiscono a rendere ancora più affascinante la visita del castello.

Tra i ricordi più curiosi di quella giornata ci sono anche le grandi carpe che popolavano i fossati del castello.
Erano talmente abituate alla presenza dei visitatori da affollarsi sotto i ponti che, ogni volta che qualcuno gettava loro del cibo, creavano un vero ingorgo, addossate le une alle altre, alla caccia di cibo.

Terminata la visita, passeggiammo nel centro di Helsingør, una cittadina raccolta e piacevole da esplorare con calma.
Fu proprio lì che ci imbattemmo in una scoperta del tutto inattesa: la versione maschile della Sirenetta.
Non ne conoscevamo l’esistenza e trovarcela davanti fu una piacevole sorpresa, soprattutto dopo aver visitato pochi giorni prima la celebre statua di Copenaghen.

Più che per il castello in sé, Helsingør ci è rimasta nel cuore per il fascino del mare, la vicinanza con la Svezia, il centro storico e quelle piccole scoperte inattese che spesso diventano i ricordi più belli di un viaggio.
Møns Klint, uno dei paesaggi più sorprendenti della Danimarca
Se Helsingør ci aveva regalato una giornata tra storia e mare, Møns Klint ci mostrò un volto completamente diverso della Danimarca.

Il cielo era coperto, l’aria piuttosto fresca e il vento non ci diede tregua per tutta la visita.
Non erano certo le condizioni ideali per ammirare uno dei paesaggi più famosi del Paese.
Eppure, proprio quel giorno, capimmo che la bellezza di Møns Klint va ben oltre il sole e il cielo azzurro.
La discesa verso la spiaggia richiese un po’ di impegno e sapevamo già che la vera sfida sarebbe stata affrontare la lunga scalinata al ritorno.
Ma la fatica passò immediatamente in secondo piano non appena ci trovammo ai piedi delle imponenti pareti di gesso.

Quello che ci colpì più di ogni altra cosa furono i colori.
Il bianco quasi abbagliante delle scogliere contrastava con l’incredibile tonalità lattiginosa del mare, creando un paesaggio che sembrava appartenere a latitudini molto più lontane della Danimarca.

Era uno di quei panorami che non hanno bisogno di una giornata perfetta per lasciare il segno.
Passeggiando lungo la spiaggia, iniziammo a osservare le numerose pietre levigate dal mare.
Molte custodivano al loro interno sorprendenti venature di selce, che diventavano visibili una volta spezzate.
Ci fermammo a raccoglierne alcune, incuriositi dalla varietà dei disegni e delle forme che la natura aveva creato nel corso di milioni di anni e scoprimmo che conservavano dentro anche numerosi fossili.

Ancora oggi, ogni volta che riguardo una di quelle pietre, ripenso immediatamente a quella giornata.
Ripensandoci, poche volte un luogo ci ha trasmesso lo stesso senso di meraviglia provato davanti alle Cliffs of Moher, in Irlanda.
Non perché i due paesaggi si assomiglino, ma perché entrambi hanno la capacità di farti sentire improvvisamente piccolo davanti alla forza della natura.
Se Rubjerg Knude ci aveva mostrato una Danimarca fatta di vento, dune e sabbia, Møns Klint ci fece scoprire un Paese capace di sorprendere ancora una volta, con un paesaggio completamente diverso e impossibile da dimenticare.

Come per Helsingør, anche a Møns Klint dedicheremo un articolo specifico.
Un luogo così merita infatti di essere raccontato con calma, perché rappresenta una delle escursioni più belle che si possano fare partendo da Copenaghen.
Copenaghen, una città che invita a rallentare
Al termine del nostro viaggio, ci siamo resi conto che Copenaghen si scopre passeggiando senza fretta tra i canali di Nyhavn, osservando il continuo passaggio delle biciclette, concedendosi una pausa a Tivoli, salendo sulla Torre Rotonda o affrontando la scala della Chiesa del Nostro Redentore.
È una città che alterna storia, architettura contemporanea, spazi verdi e quartieri molto diversi tra loro, riuscendo sempre a trasmettere una piacevole sensazione di equilibrio.
A rendere ancora più interessante il soggiorno è stata anche la possibilità di utilizzarla come base per alcune escursioni davvero memorabili come Helsingør e Møns Klint, pur così diverse tra loro, che hanno arricchito il nostro viaggio, mostrandoci due volti completamente differenti della Danimarca.
Per me è stato anche un ritorno.
Ritrovare Copenaghen dopo più di trent’anni è stato come incontrare una persona conosciuta molto tempo prima: alcuni tratti erano rimasti gli stessi, altri erano cambiati profondamente.
Patrizia, invece, l’ha scoperta per la prima volta e, come spesso accade, ha saputo coglierne dettagli ed emozioni che io, forse, avrei dato per scontati.

Se oggi qualcuno ci chiedesse se vale la pena visitare Copenaghen, la risposta sarebbe senza dubbio “sicuramente”.
Non perché sia una città che vuole impressionare a tutti i costi, ma perché riesce a farsi apprezzare, giorno dopo giorno, con discrezione, lasciando il ricordo di un luogo, dove tutto sembra trovare il proprio equilibrio.
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